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piorrea e malattie sistemiche

Piorrea e malattie sistemiche: Davide e Golia

Sono al congresso annuale della SIDP, la società italiana che annovera tra i suoi iscritti i più autorevoli esperti di parodontologia e implantologia. Il tema del congresso quest’anno verte su una nuova classificazione delle malattie parodontali e sulle relazioni tra piorrea e malattie sistemiche.

La parodontologia è la scienza che si occupa della diagnosi e della cura delle malattie dei tessuti di sostegno dei denti, gengive e osso. Si calcola che oltre 3/4 della popolazione mondiale ne sia affetta in forme più o meno gravi. La principale e più diffusa è la malattia parodontale, più comunemente conosciuta come piorrea.

Piorrea e malattie sistemiche

Rimango a fissare una slide durante una presentazione che affronta il problema delle correlazioni tra la piorrea  e altre malattie sistemiche.

Un diagramma mi racconta, riassumendo, che quando un paziente ammalato di piorrea di grado medio-grave si siede nel mio studio, in un caso su 4 soffre di diabete. Ma, ed ecco lo stupore, solo uno su dieci ne è a conoscenza.

Il diabete è una malattia molto insidiosa. Se lasciata agire incontrastata può provocare danni seri e potenzialmente letali. La sua diagnosi precoce è quindi fondamentale perché le conseguenze sulla  salute generale possano essere minimizzati.

Vivo uno di quei momenti tipici del dentista quando capisce che può per un attimo vestire il camice da “vero” medico e, con la propria scienza, contribuire a salvare una vita.

Subito dopo  un’altra slide che mi parla dei legami tra la piorrea, i valori di colesterolo nel sangue e le probabilità di incorrere in incidenti cardiovascolari come ictus e infarto.

Mi viene in mente un mio caro amico che si occupa di macchine che eseguono esami ematici negli ospedali. Lo chiamo e gli chiedo se è a conoscenza di uno strumento che esegua, rapidamente, uno screening per l’intercettazione del diabete e il dosaggio del colesterolo nel sangue.

Mi risponde che si, esiste e la multinazionale farmaceutica per cui lavora lo utilizza per questi scopi a livello ospedaliero.

Prendo subito un appuntamento con l’addetto della mia zona della famosa azienda farmaceutica.

Quando ci incontriamo mi dice subito:” Dottore vorrei che mi spiegasse cosa ci faccio in uno studio odontoiatrico, non mi è mai successo che un dentista mi chiedesse un appuntamento”.

Gli racconto la storia e i motivi scientifici che giustifica  quel tipo di screening,  mi dice che la loro macchina fa in effetti quello di cui ho bisogno ma la utilizzano principalmente negli ospedali e i costi per acquistarla sono alti, varie migliaia di Euro.

Mi chiede di aspettare che riferisca ai suoi superiori. Lo saluto con poche speranze di poter realizzare il mio progetto.

Dopo non molti giorni mi ricontatta. L’azienda ha sottoposto la questione all’ufficio legale che ha appositamente preparato un documento che mi autorizza ad utilizzare quello strumento nello studio odontoiatrico a patto che, ovviamente, riferisca ad uno specialista i pazienti che dovessero avere valori fuori dal normale. Inoltre mi dice che la società ha scelto di condividere con me il rischio di impresa e quindi, ringraziandomi di aver fatto da apripista per un mercato a cui non si erano mai approcciati, mi riservavano un prezzo speciale di poche centinaia di Euro per l’acquisto della macchina.

Mi sembra un miracolo: una delle più grandi multinazionali del farmaco ha dato ascolto ad un semplice dentista esperto di parodontologia dandogli l’opportunità di essere il primo in Italia, almeno così sembrerebbe, di attuare uno screening avanzato delle principali malattie correlate alla malattia parodontale. Un piccolo-grande servizio in più a tutela della salute dei miei pazienti.

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